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Nonostante tutto

Lo stomaco si annoda, un flusso sale al cuore mentre un demone lo stringe tra i suoi artigli, un urlo silenzioso colpisce la mente e si infrange in una vita che non vuole finire mai. L'anima si ritrova prigioniera di un sistema che la gente chiama società, una meccanismo perfetto dove gli ingranaggi sono falsi ideali e regole subdole comandano automatismi dove o sei dentro o sei un fallito.

Comunismo e fascismo, consumismo e noglobal, sono solo nomi diversi di una stessa scusa che l'uomo si crea per non pensare, per aggrapparsi a concetti predigeriti nella speranza che i problemi vengano risolti da altri.

Religione, politica, razza, ideologie, sono solo pretesti per odiare, che offuscano i sentimenti e condannano all'esilio chi di sentimenti vive. Si azzera chi non vive seguendo i canoni di questo sistema che sempre di più assomiglia ad una prigione, lo si considera un niente...

Niente, come un silenzio assordante dove il proprio respiro sembra il lamento di un'anima dannata. Niente, come il buio più nero che nasconde quello che si muove intorno. Niente, non puoi vedere, non puoi sentire, di cosa hai paura?
E se un colpo improvviso fa crollare tutti i castelli di carte del proprio essere, come reagire? Non si può colpire qualcosa che non si vede, non si può colpire qualcosa che non si sente, si può solo avere paura del niente...

Una vibrazione di energia ossessiva come il martellante suono di una grancassa e potente come le forme d'onda di un basso si accumula in chi niente è considerato, pronto ad esplodere la propria rabbia verso chi non vuole capire che fa male ad essere visto e a sentirsi diverso.

Diverso, perché non si vive la vita come si dovrebbe secondo questa prigione dove le frasi fatte e i pensieri buoni sono le sbarre che impediscono il volo a chi non vive di apparenza ma di sostanza, a chi non si ferma al contenitore ma come un bambino scopre il contenuto con naturale innocenza.

Diverso, perché non si praticano tutti quei riti sacri appartenenti alle tribù che regolano quel sistema che tiene incatenato nelle sue ovvietà più appicicose dell'afa di un agosto in città, afa che non lascia respirare quel bambino che crede con genuina ingenuità che le cose cambieranno.

La degenerazione dei sentimenti causata dall'isolamento trasforma l'individuo dal cuore più nobile in un'automa capace di convertire un dolore acuto e un'insofferenza cronica in un sorriso che ha il sapore di una paresi permanente e in una grinta tipiche della disperazione di chi vuole sopravvivere.

Lo spirito di sopravvivenza è l'unica cosa che fa andare avanti, ascoltare le vibrazioni del proprio cuore, ascoltare le forme d'onda irregolari dei sentimenti, imbrigliare la forza della nostra anima per continuare a credere di essere ancora libero, nonostante tutto...